La voce degli artistə palestinesə per raccontare il dramma di Gaza.
Sono state oltre settanta le persone che hanno partecipato all’evento “Parlami di Gaza” organizzato da VaZine.
Si è tenuta a Sant’Albino, Montepulciano, in una proprietà privata ma con apertura al pubblico, l’iniziativa, promossa dal gruppo femminista VaZine, “Parlami di Gaza” con la partecipazione di artistə palestinesə che hanno raccontato il dramma del loro paese attraverso immagini parole e musica.
“Parlami di Gaza” non è uno spettacolo, ma un momento di ascolto e condivisione: un’occasione per avvicinarsi alla storia, intensa e dolorosa, di un popolo che continua a rivendicare il proprio diritto alla libertà, anche a costo di sacrifici profondi.
Le componenti del gruppo VaZine evidenziano come la narrazione occidentale domini da tempo ogni discorso sulla Palestina, e quanto le voci occidentali vengano preferite, in Europa, a quelle dei palestinesi, quando dovrebbero essere questi ultimi ad articolare le proprie esperienze, analisi e speranze.
Con questo obiettivo le persone che hanno aderito all’invito hanno potuto ascoltare le parole e la musica di resistenza della scenografa Mervat Alramli, in Italia dall’età di 12 anni e nata a Gaza nell’ospedale Al Shifa, oggi completamente distrutto dall’occupazione sionista, e di Mohammed Abusenjer, musicista nato, cresciuto e che ha vissuto tutta la sua vita a Gaza finché non è stato costretto ad abbandonarla a causa del genocidio. Sono state inoltre esposte nel giardino le foto di Ahmed Jarboa, fotografo di Gaza che vive tutt’oggi a Gaza, in cui racconta la bellezza oggi martoriata della sua terra.
Tre artistə, natə in anni differenti, che condividono il dolore, la perdita e la realtà dell’occupazione. Le loro storie mostrano, in modo semplice e diretto, un’ingiustizia che riguarda intere generazioni di palestinesi.
Testi, musica e immagini si intrecciano in un racconto corale che attraversa generazioni diverse ma unite da un’esperienza comune. Mervat conduce il pubblico in un percorso nella memoria palestinese, attraversando passato, presente e futuro. Il lavoro offre anche uno sguardo critico sulle ambiguità che spesso emergono nella narrazione occidentale di ciò che accade nella Striscia ed invita a sviluppare uno sguardo più attento e a mettere in discussione quei doppi standard che rischiano di compromettere il significato stesso dei valori democratici.
Parlami di Gaza parla non solo della causa palestinese, quanto della causa umana. Di un’umanità senza confini, perché a forza di parlare di confini si può scordare che all’interno e attraverso quei confini abitano delle persone.
“Come ci ha detto Mervat – commentano le organizzatrici – è difficile trovare parole, non sappiamo più se le parole abbiano un senso e in generale se ormai ci sia qualcosa che abbia senso. Ma è importante stare insieme, guardarci negli occhi, dire la verità”.
Abbiamo finalmente ascoltato voci di palestinesi, che hanno parlato in prima persona.
Abbiamo attraversato il racconto dell’infanzia nella Striscia di Gaza: di solito i bambini non dimenticano il primo giocattolo ricevuto, mentre i bambini di Gaza non dimenticano il primo missile sentito.
Dobbiamo portare dentro di noi la causa palestinese, perché è una causa che smaschera le illusioni che viviamo in Occidente. Le persone che desiderano sapere ciò che non sanno e combattere l’ignoranza possono fare la differenza.
Alcune letture sono state dedicate alle madri di tutto il mondo e alle donne, che subiscono sempre il peso maggiore delle ingiustizie e dei crimini che macchiano la storia: noi, come femministe, non potremmo essere più d’accordo.
Abbiamo attraversato il racconto dell’infanzia nella Striscia di Gaza: di solito i bambini non dimenticano il primo giocattolo ricevuto, mentre i bambini di Gaza non dimenticano il primo missile sentito.
Dobbiamo portare dentro di noi la causa palestinese, perché è una causa che smaschera le illusioni che viviamo in Occidente. Le persone che desiderano sapere ciò che non sanno e combattere l’ignoranza possono fare la differenza.
Alcune letture sono state dedicate alle madri di tutto il mondo e alle donne, che subiscono sempre il peso maggiore delle ingiustizie e dei crimini che macchiano la storia: noi, come femministe, non potremmo essere più d’accordo.
Allo spettacolo è seguito un aperitivo offerto dall’azienda agricola biologica di Chianciano Terme “Terra di Arcoiris”, i cuochi di “Ortociclone” hanno offerto pane arabo fatto in casa al forno a legna, ripieno di falafel e altri piatti tipici a tutti i partecipanti.
Presente la Libreria Vald’O di San Quirico. Tra i libri in vendita “La Palestina è una questione femminista” di Nada Elia, Alegre editore, di cui si è parlato in uno degli incontri del club del libro organizzati mensilmente da VaZine alla biblioteca Piero Calamandrei di Montepulciano.
“Invano hanno creduto che cambiandone le lettere e dandole un nuovo nome ce ne saremmo dimenticati. A confinare con l’Egitto, la Siria, la Giordania e il Libano c’è la Palestina. Il paese dove l’aria aperta e il sapore del mango è sempre stato e sarà per sempre il dolce brivido e la meta di ogni mio rifugio”
Mervat Alramli, domenica 25 maggio 2025