Cineforum

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Collettivo Vazine in collaborazione con multisala Clev Village organizza la rassegna Fuoricampo

 

Fuoricampo nasce dal desiderio di esplorare come parliamo oggi di senilità e di quanto siano poco visibili le esperienze delle persone anziane. Lo facciamo con uno sguardo femminista, chiedendoci: chi ha diritto di essere raccontato in modo complesso, di avere desideri e di essere rappresentato? E chi invece pian piano sparisce dall’immaginario pubblico e/o cinematografico?
Le persone anziane oggi si trovano in una posizione contraddittoria: centrali nei numeri, ma marginali nelle immagini; importanti per l’economia e la società, ma raramente riconosciute come persone piene di desideri e possibilità. Questa “cancellazione” colpisce soprattutto le donne anziane, storicamente escluse dal racconto una volta uscite dai ruoli di bellezza, riproduzione e mera utilità.
La rassegna si chiede come riportare alla luce queste vite, mettendo in discussione i modelli che riducono l’esistenza a una funzione o a un costo. Attraverso storie femminili, Fuoricampo adotta uno sguardo capace di smontare gerarchie, ruoli e aspettative.
Fuoricampo diventa così uno spazio politico: il luogo dove si accumulano esperienze e resistenze che vanno oltre le logiche dell’efficienza; un luogo dove riprendersi il proprio tempo, corpo e spazio nella società.
Attraverso storie di rivalsa, scoperta e relazioni, i film della rassegna aprono una riflessione su come si vive oggi l’invecchiamento e su quali storie meritano di essere raccontate.
Fuoricampo non chiede solo di spostare lo sguardo, ma di cambiare la cornice stessa da cui guardiamo.
Tre appuntamenti, tre storie, tre film :
 

Familiar Touch di Sarah Friedland, 27 febbraio 2026

Memorias de un cuerpo que arde di Antonella Sudasassi, 13 marzo 2026

Due di Filippo Meneghetti, 27 marzo 2026

Un racconto in larga parte autobiografico, ispirato dall’esperienza personale della regista come caregiver per la nonna materna. Una storia di ri-formazione per una donna che, pur vedendo e sentendo attorno a sé un mondo che le scappa dalle mani, cerca nella propria dignità la forza di non lasciarlo andare, bensì di viverlo con le sue nuove certezze, con le altrettante incertezze e con le possibilità che – seppur indebolite – le restano ancora, perché dal mondo ha ancora molto da pretendere. Affrontando una storia solitamente periferica nella nostra cultura, quella di un’anziana, la regista racconta la quotidianità di una donna ottantenne nella transizione alla vita in una casa di cura, tra il mutare della sua memoria, dei suoi desideri e della percezione della propria età.

“Questo film è la conversazione che non ho mai avuto con le mie nonne” dichiara subito la regista. Un delicato racconto sulla senescenza e sulla sessualità femminili, come confidenze intime tra donne, sulla rottura di tabù di una mentalità patriarcale, nell’ambito di una cultura cattolica sessuofobica, per la quale alla donna non è concesso nemmeno il diritto al desiderio. Repressione e tabù hanno plasmato l’immagine della femminilità per Ana (68), Patricia (69) e Mayela (71). Le loro storie si combinano poeticamente per formare un caleidoscopio di ricordi, segreti e desideri incarnati nel corpo di un’altra donna, dimostrando quanti tabù siano ancora presenti sulla femminilità.

Una storia di passione insieme dolce e caparbia che pone una domanda: “Quanto influisce sulle nostre azioni lo sguardo degli altri?”. L’opera prima di Filippo Meneghetti affronta tematiche importanti e delicate, dalle conseguenze terribili di un cuore che batte a vuoto e sospira invano quando non incrocia lo sguardo dell’innamorata, all’incomprensione all’interno di un nucleo familiare per le omissioni, un non detto che si trascina nel tempo, e i piccoli egoismi nostalgici. La paura di non essere capiti, di compiere un passo falso, di perdere qualcosa, i pregiudizi che proprio non riescono a scomparire. La malattia consente di esplorare l’importanza degli affetti, per favorire un percorso di guarigione, e le controindicazioni di un accanimento terapeutico dall’approccio disumano dentro un freddo e poco accogliente ricovero per anziani.

VaZine organizza la seconda puntata del Cineforum in collaborazione con il cinema Multisala Clev Village, questa volta sotto le stelle.

20.000 specie di api

della regista basca Estibaliz Urresola Solaguren.

 

22 Luglio

ore 21:30

presso la Tensostruttura San Francesco (Chiusi)
INGRESSO €3,50
 

Il film affronta il tema dell’identità sessuale, tematica che si sta facendo sempre più largo nella narrazione artistica e politica dell’Europa contemporanea. 

Cocó ha otto anni e si sente fuori posto. Non si riconosce nel suo nome di battesimo, Aitor, nel genere assegnato alla sua nascita, né nello sguardo e nelle aspettative di chi ha intorno. Nel corso di un’estate in campagna a casa della nonna, tra le gite al fiume e l’apicoltura, Cocó riuscirà a far affiorare la propria  identità e a trovare il suo posto nel mondo.

Per le donne della famiglia allargata e multigenerazionale, l’emergere della figlia/sorella/nipote transessuale sarà uno shock: ognuna reagirà in modi diversi, opposti o contrastanti, poiché il cambiamento e la differenza non sono sempre facili da accettare e questionano i limiti interiori di ognuna di loro, di noi.

Ambientato nei Paesi Baschi, questo film meraviglioso e sensibile ha ricevuto l’Orso d’argento al Festival di Berlino nel 2023.

Il Collettivo Vazine, in collaborazione con la Multisala Clev Village, in occasione del 25 Novembre, Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, vi invita alla proiezione del film “La Notte del 12“.

 

Allo spettacolo seguirà un dibattito, supportato dalle operatrici di Associazione Amica Donna, che opera contro la violenza di genere su tutto il territorio della Valdichiana Senese.

25 Novembre

dalle ore 17.20

presso la Multisala Clev Village
in località Querce al Pino (Chiusi)
 
 

La Notte del 12, film tratto da una storia vera diretto da Dominik Moll, partendo dall’omicidio di una giovane donna che non troverà soluzione, analizza pensieri e atteggiamenti degli uomini che hanno conosciuto la vittima, e di chi sta seguendo le indagini, restituendo un quadro desolante di misoginia in cui la donna è vista solo come oggetto e non come persona.